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I VANTAGGI DELLA FLAT TAX

Come opera la Flat Tax

La Flat Tax può essere definita come l’imposta sostitutiva dell’IRPEF, sui redditi prodotti all’estero, applicata alle persone fisiche che trasferiscono la propria Residenza fiscale in Italia. Essa è stabilita in maniera forfettaria, con aliquota fissa, per ciascun periodo di efficacia del regime: per l’opzione singola è pari a € 100.000, mentre per i familiari, è pari ad € 25.000.

La finalità di tale modello d’imposta è quella incentivare i soggetti proprietari di ingenti patrimoni e redditi di fonte estera, a spostare la Residenza fiscale in Italia.

Il regime fiscale agevolato

La legge di Stabilità n. 232 del 2016, ha introdotto un regime fiscale particolarmente agevolato, regolamentato dal comma 152 dell’art. 1, il quale stabilisce che : “Le persone fisiche  che trasferiscono la propria residenza in Italia ai  sensi  dell’articolo 2,  comma 2,  possono  optare  per l’assoggettamento   all’imposta sostitutiva, di cui al comma 2 del  presente  articolo,  dei  redditi prodotti all’estero individuati secondo i criteri di cui all’articolo 165, comma 2, a condizione che non siano state fiscalmente  residenti in Italia, ai sensi dell’articolo 2, comma 2,  per  un  tempo  almeno pari a nove periodi d’imposta nel corso dei dieci precedenti l’inizio del periodo di validità dell’opzione”.

Il chiaro obbiettivo sotteso alla norma, è quello di favorire gli investimenti, i consumi ed il radicamento di nuclei familiari ed individui ad alto potenziale (reddituale o patrimoniale) che vogliano stabilirsi in Italia in modo duraturo.

È possibile accedere all’opzione in questione a condizione che sussistano i seguenti requisiti:

  • Trasferimento della Residenza fiscale ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86;
  • I beneficiari dell’opzione non devono aver risieduto in Italia per un tempo pari a nove periodi d’imposta nel corso dei dieci precedenti l’inizio del periodo di validità dell’opzione stessa.

Qualora questi due requisiti siano soddisfatti, i soggetti verranno considerati come “neo domiciliati” in Italia, e potrà esser quindi applicato il regime fiscale agevolato. Tale regime ha, nondimeno, durata limitata: gli effetti vengono meno decorsi quindici anni dal primo periodo d’imposta di validità dell’opzione. Al termine del periodo di operatività (che può comunque, essere sempre oggetto di revoca), il soggetto ed i suoi familiari ne perdono i vantaggi e rimangono soggetti alla disciplina ordinaria in materia di imposte sui redditi.

 

Il diritto di opzione: come esercitarlo

Con il provvedimento n. 47060 dell’8 marzo 2017, l’Agenzia delle Entrate ha impartito le istruzioni necessarie per l’esercizio dell’opzione Flat Tax: essa si perfeziona con dichiarazione contenuta nella denuncia dei redditi riferita al periodo d’imposta in cui la persona fisica ha trasferito la residenza in Italia, ovvero al periodo d’imposta successivo a quello in cui la persona fisica ha trasferito la residenza in Italia. Tale dichiarazione non implica l’obbligo di presentare un’istanza di interpello che, in questo caso, è solo facoltativa (l’interpello è un’istanza che il contribuente rivolge all’Agenzia delle Entrate prima di attuare un comportamento fiscalmente rilevante, ndr).

Ad ogni modo, l’opzione può essere esercitata anche qualora, pur avendo presentato istanza di interpello, non sia ancora pervenuta la risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate, la quale, a norma di legge, è obbligata a fornire riscontro entro centoventi giorni successivi alla presentazione dell’istanza. Nelle more, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate potrebbe anche richiedere documentazione integrativa, con correlato slittamento della tempistica utile per rispondere; da qui un importante accorgimento: sarebbe opportuno presentare l’interpello entro tempi adeguati, considerato che l’opzione può essere realizzata entro il 30 Settembre dell’anno successivo al periodo d’imposta per il quale si è trasferita la residenza e si desidera applicare la Flat Tax.

Più in particolare, nell’ipotesi in questione si tratterebbe di interpello c.d. probatorio: esso consente al contribuente di chiedere all’Agenzia delle Entrate, un parere in ordine alla sussistenza delle condizioni o alla idoneità degli elementi di prova chiesti dalla legge per accedere appunto a detto regime fiscale. Sulla scorta di quanto detto, all’istanza deve essere allegata apposita check list, da compilare in tutte le sue parti, e da corredare con la relativa documentazione di supporto, attestante la sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa.

La check list è d’ausilio al riscontro della sussistenza degli elementi necessari per l’accesso al regime e può essere anche utilizzata per l’autovalutazione da parte del contribuente stesso.

Quanto alle modalità di presentazione dell’istanza di interpello alla Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate, essa può avvenire, come previsto dal D.Lgs. n. 156/2015 mediante:

  • consegna a mano;
  • spedizione a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento;
  • presentazione per via telematica attraverso l’impiego della casella PEC, alla casella: acc.nuoviresidenti@pec.agenziaentrate.it
  • per i soggetti non residenti senza domiciliatario nel territorio dello Stato, l’istanza di interpello può essere trasmessa alla casella di posta elettronica ordinaria acc.upacc@agenziaentrate.it.

L’istanza deve essere sottoscritta con firma autografa, ovvero, nei casi in cui il documento sia trasmesso via PEC, con firma digitale o allegando copia fotostatica non autenticata del documento di identità del sottoscrittore.

 

La prova della Residenza fiscale

Come anticipato, il contribuente deve allegare all’istanza di interpello, ove lo ritenga necessario, apposita documentazione di supporto per il riscontro delle condizioni per l’accesso al regime; qualora esistessero, il contribuente dovrà indicare gli elementi di collegamento con il territorio dello Stato italiano rilevabili autonomamente dall’Agenzia delle Entrate tramite il sistema informativo dell’Anagrafe Tributaria; di converso, se tale documentazione fosse in possesso di altra Amministrazione italiana, il contribuente lo indicherà  nell’istanza di interpello.

Ciò che l’Agenzia delle Entrate nel concreto verificherà, ai fini dell’accesso all’agevolazione fiscale in oggetto, è l’assenza o meno del centro vitale di interessi in Italia del contribuente, sia con riferimento ai legami affettivi e personali, sia con riferimento agli interessi economici.

 

Ipotesi di decadenza dal Regime fiscale forfettario agevolato

Sono tuttavia previste ipotesi di decadenza che, come per la revoca, precludono l’esercizio di una nuova opzione:

  • omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva entro la data prevista per il pagamento del saldo delle imposte sui redditi, con effetto dal periodo per il quale doveva essere eseguito il versamento;
  • trasferimento della residenza fiscale in altro Stato o territorio, con effetto dal periodo d’imposta in cui si perde la residenza in Italia ai fini fiscali.

La cessazione degli effetti, la revoca dell’opzione e la decadenza dal regime del soggetto che esercita l’opzione comportano la cessazione degli effetti dell’opzione anche rispetto ai familiari a cui è esteso.

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