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L’ARTE DELLA FILIGRANA

Sottili spire d’oro che si intersecano in linee leggere, formando disegni sospesi nel tempo, simboli di tradizione e magia antichi.

La filigrana, il cui nome latino è dato dall’unione di filum (filo) e granum (granulo), è un’arte con secoli di storia, nata nelle botteghe dei primi maestri orafi egizi ed esportata in tutto il Mediterraneo e il Medio Oriente dal popolo etrusco.

Il mito in Sardegna ne attribuisce l’invenzione alle fate, le janas, che ne tessevano le trame al chiaro di luna con telai incantati, aggiungendovi poi pietre preziose e coralli per conferire ad ogni gioiello poteri magici capaci di far innamorare le giovani donne, ma non solo.

La filigrana era infatti un elemento capace di connettere l’uomo con il mondo soprannaturale, in grado di proteggere dagli spiriti del male, creando un intreccio di identità e mito e raccontando una storia capace di rendere i gioielli tipici della Sardegna immortali.

Nonostante l’origine antichissima, è tra il XV e il XVI secolo che la filigrana raggiunge la sua massima diffusione, indossata nel quotidiano dalla nobildonne aragonesi, che erano solite adornare gli abiti con gioielli realizzati col “fil y grana”, per via dell’utilizzo particolare dei granelli.

Spesso capitava che le stesse nobildonne donassero alle loro domestiche i gioielli, che entravano così nel corredo delle giovani ragazze, acquistando poi significati simbolici capaci di scandire le fasi della vita, come il matrimonio, la nascita di un figlio o la morte di una persona cara.

La filigrana è parte integrante anche dell’abbigliamento tradizionale, elegante ornamento degli abiti cerimoniali femminili e maschili, dove i ricami appaiono come gioielli impressi nella stoffa, e la filigrana un ricamo in filo d’oro.

La produzione orafa di filigrana prevede diversi elementi, dai bottoni dorati e adornati alle grandi spille, fino agli orecchini, le catene e i ciondoli.

Esempi tra i più noti sono “sa Mura” (la mora), gli orecchini o ciondoli con la forma dalla mora del gelso, indossati per annunciare alla comunità l’arrivo di un figlio; il bottone in filigrana che, con la sua forma tondeggiante e globosa, evoca il seno femminile e che veniva quindi donato con l’augurio di prosperità e fertilità; su Lasu, tipico ciondolo dell’area del Campidano formato da su Froccu (il fiocco), sa Gioia e su Dominu (il potere domestico della donna), legato al collo con un nastro di velluto nero.

Oggi l’arte della filigrana vive ancora, plasmata dalle mani di veri maestri orafi che, nel loro percorso di formazione, apprendono non solo le tecniche pratiche ma anche la storia e le tradizioni locali, indispensabili per riprodurre fedelmente gli antichi gioielli della tradizione.

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