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ALGHERO: UNA ROCCAFORTE CATALANA

Porta settentrionale dell’Isola, roccaforte catalana in terra italiana, dedalo di vicoli acciottolati che si affacciano con svolte strette sui maestosi tramonti rossi come il corallo, che qui è arte e tradizione: in una parola, Alghero.

Abbracciata dai massicci bastioni del porto e punteggiata dai tetti rossi, Alghero ha origini che risalgono al XII secolo, quando i Doria, facoltosa famiglia genovese di mercanti, ne fecero uno scalo commerciale tra i più importanti del Mediterraneo, innalzando mura capaci di difendere le navi mercantili dagli attacchi saraceni e pisani.

Ai Doria, secondo carte ufficiali, si deve anche il nome di Alghero: i banchi di alghe che si depositavano a riva con le mareggiate di libeccio e maestrale furono d’ispirazione per il nome di L’Algarium.

La città rimase in mano ai discendenti dei Doria sino al 1353, quando i catalano-aragonesi, con l’appoggio dei veneziani sconfissero la flotta genovese comandata dall’ammiraglio Grimaldi, in una cruenta battaglia navale al largo di Porto Conte. Nel 1354, per volere di Pietro IV d’Aragona, Alghero venne annessa alla corona d’Aragona e rimase per ben quattro secoli sotto la dominazione prima catalano-aragonese e poi spagnola.

Ancora oggi l’impronta catalana è dominante, sia nell’architettura di chiese e palazzi, sia nella dialetto tipico della città.

Il litorale algherese, lungo più di novanta chilometri, è conosciuto con il nome di Riviera del Corallo: in queste acque vive infatti una ricca colonia della qualità più pregiata, da cui si ricavano mirabili gioielli che brillano nelle numerose gioiellerie della città, segno distintivo di un artigianato che nel tempo ha mantenuto la maestria tradizionale nella lavorazione di questo oro rosso.

Oggi Alghero è una città dinamica, meta di un turismo fatto di giovani attratti dalla movida delle notti d’estate, di amanti del mare cristallino e dalla sabbia lucente delle Bombarde, la spiaggia cittadina, senza dimenticare gli appassionati delle immersioni che nella riserva marina protetta di Capo Caccia possono immergersi in fondali ricchi di vita e colori.

Proprio a Capo Caccia è legata la leggenda più suggestiva del Nord Sardegna: lo spettacolare promontorio ben visibile sin dal lungomare cittadino, sarebbe infatti un gigante disteso sulle acque, condannato dal Sole in quella forma come punizione per avere osato amare sua sorella Luna. Quest’ultima, che ricambiava l’amore di quel ragazzo deriso dalle giovani del suo paese per la sua statura, pregò l’Acqua di donargli bellezza. Nacquero così nel cuore del promontorio stalattiti, stalagmiti e luccicanti pareti in alabastro, un mondo sotterraneo incantato oggi meta di turisti e appassionati: le Grotte di Nettuno.

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